163 bis c.p.c. (90) - Termini per comparire ITALIA

I termini processuali di CalcolaTermini.it

I termini processuali
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Con la terminologia di «termini a comparire» si intende il numero minimo di giorni liberi che l'attore, nel fissare il giorno della prima udienza, deve lasciare intercorrere tra il giorno della notificazione della citazione e il giorno dell'udienza indicata nell'atto introduttivo.
Ciò consente al convenuto la predisposizione di un’adeguata difesa, qualora egli decida di costituirsi in giudizio. L'attore può citare il convenuto a comparire innanzi al giudice istruttore in un giorno liberamente stabilito. Tuttavia, il codice di procedura civile stabilisce che debbano trascorrere un numero minimo di giorni "liberi" (termine dilatorio) tra la data di notificazione dell'atto di citazione e la data fissata in tale atto per la comparizione delle parti davanti al giudice.
L'art. 2, l. n. 263/2005 – con effetto dal 1 marzo 2006 – ha modificato l'art. 163-bis c.p.c. fissando termini liberi non minori di novanta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, e di centocinquanta giorni, se si trova all'estero.
La citazione è a comparire ad udienza fissa, per cui l’attore invita il convenuto a comparire innanzi al giudice istruttore in un giorno stabilito, liberamente scelto tra quelli destinati dal calendario giudiziario all’udienza di prima comparizione. Tale libertà è, però, limitata dovendo l’attore concedere al convenuto un numero minimo di giorni liberi, affinché questi possa predisporre compiutamente le proprie difese. La sua inosservanza determina, ai sensi dell’art. 164, I comma, c.p.c., nullità della vocatio in ius, sanabile con effetto ex tunc dalla rinnovazione disposta d’ufficio dal giudice o dalla costituzione del convenuto. Mentre nel sistema precedente tale nullità era insanabile, la riforma ha disposto che il giudice, nel rilevarla di ufficio, ordina la rinnovazione della notificazione entro un termine perentorio; la rinnovazione sana la nullità.
Ai fini del calcolo dei termini minimi a comparire di cui all'art. 163 bis cod. proc. civ., decorrenti dalla data della notifica della citazione, occorre fare riferimento alla data dell'udienza fissata in citazione, fermo restando che, in caso di inosservanza dei predetti termini, la nullità della citazione non è sanata quando essi risultino rispettati per effetto del differimento dell'udienza a norma dell'art. 168 bis, quarto e quinto comma, cod. proc. civ.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 15128 del 2 luglio 2014).
Giova ricordare che nell'ipotesi del rinvio d'ufficio (art. 168-bis, 4° co., c.p.c.) i termini di comparizione stabiliti dall'art. 163-bis c.p.c. devono essere osservati in relazione all'udienza indicata nell'atto di citazione e non a quella automaticamente rinviata.
Ai fini del computo dei termini a comparire non si calcolano né il dies a quo (giorno della notificazione della citazione), né il dies ad quem (giorno della comparizione); tecnicamente si parla in proposito di termini o giorni 'liberi'. Se il giorno di scadenza è festivo, ai sensi dell’art. 156 c.p.c.,la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo.
Quando l'atto di citazione è diretto ad una pluralità di litisconsorti, il rispetto del termine deve essere apprezzato singolarmente per ciascun destinatario dell'atto introduttivo.

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